Un viaggio straordinario in compagnia di quattro scienziati d’eccezione: i Premi Nobel per la Chimica 2016 Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart e Ben L. Feringa, ed il professore emerito dell’Alma Mater Vincenzo Balzani

 

L'Università di Bologna, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, presenta una serie di eventi alla scoperta delle macchine molecolari: sofisticati congegni con dimensioni del miliardesimo di metro che secondo molti saranno presto al centro di una nuova rivoluzione industriale.

 

Nanocar

 

Le macchine molecolari sono diffusissime in natura (solo nel corpo umano si stima ce ne siano diecimila diverse tipologie) e il loro lavoro è fondamentale per garantire l’esistenza di tutti gli esseri viventi. Ogni azione che facciamo – camminare, parlare, pensare – è la conseguenza di miriadi di azioni e movimenti a livello molecolare. Costruire artificialmente questi congegni è però un’impresa tutt’altro che semplice. Il primo ad ipotizzare la possibilità di creare macchine piccolissime fu il grande fisico Richard Feynman quasi sessant’anni fa, ma i risultati concreti sono arrivati solo a partire dagli anni ’80 del secolo scorso: prima con gli studi di Jean-Pierre Sauvage e di Fraser Stoddart, con i quali Vincenzo Balzani ha collaborato per anni, e poi con i lavori di Ben Feringa.

 

Oggi nei laboratori di tutto il mondo gli scienziati sono in grado di costruire pinze, navette ed ascensori molecolari, e persino microscopici motori rotanti: macchine piccolissime che si muovono grazie a stimoli chimici, elettrici o anche luminosi. Per fare cosa? Per creare biomolecole direttamente all’interno di un organismo, per far nascere una nuova generazione di potentissimi computer chimici, per generare farmaci in grado di attivarsi solo nel luogo giusto e al momento giusto, per costruire muscoli artificiali, per convertire in maniera estremamente efficiente l’energia solare. Tutti traguardi raggiungibili grazie alle nanomacchine artificiali.