Un dinosauro americano a Bologna

Le scoperte dei grandi dinosauri nei depositi sedimentari dell’Ovest americano resero questi fossili uno dei simboli delle conquiste scientifiche di fine XIX secolo. E il Diplodoco del Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh (Pennsylvania), che per molti decenni fu il più grande dinosauro conosciuto, ne diventò l’icona mediatica.

Subito dopo la scoperta del grande fossile, in Wyoming nel 1898, Andrew Carnegie, magnate dell’acciaio e grande filantropo, inviò sul posto William Holland, direttore del Museo Carnegie, che si preoccupò di acquistare i resti del dinosauro e di allestirne un esemplare completo in una sala del museo. Si trattava di una nuova specie e la scelta del nome non poteva che essere Diplodocus carnegiei, dedicando così la scoperta al celebre filantropo.

La vicenda che ha condotto alla produzione di una decina di copie identiche al dinosauro di Pittsburgh, donate ad altrettanti paesi europei e sudamericani e ancora oggi ospitate in importanti musei, segue un percorso che intreccia la politica internazionale di una nascente grande potenza come gli Stati Uniti e le idee di Andrew Carnegie, fortemente impegnato nei movimenti pacifisti e fautore di un internazionalismo filantropico. Carnegie credeva nella cooperazione tra le nazioni e nella necessità di alimentarla anche con un impegno diretto.

L’operazione Diplodoco, quindi, coerente con lo spirito del suo ideatore, doveva essere una sorta di “diplomazia del dinosauro”, capace di favorire la convivenza tra i popoli anche attraverso contatti diretti con i capi degli stati coinvolti.

Nel 1909 la copia del Diplodoco del Museo Carnegie donata al Re d’Italia Vittorio Emanuele III venne montata a Bologna, in una sala del museo geo-paleontologico dell’Università, a totale carico di Andrew Carnegie.

Ma perché proprio a Bologna? Le ragioni sono legate al nome di Giovanni Capellini, professore di Geologia dell’Alma Mater e, per diversi anni, suo Magnifico Rettore. Capellini aveva raccolto la maggiore collezione paleontologica italiana in un grande museo di livello europeo, il solo in grado di ospitare un reperto lungo 26 metri! La figura stessa di Capellini, inoltre, spiccava nettamente nel panorama nazionale e internazionale, specie dopo il Secondo Congresso Geologico Internazionale tenutosi a Bologna nel 1881.

Capellini, che intraprese anche un lungo viaggio nell’Ovest americano nel 1863, in piena epopea del Far West e di Guerra di Secessione, portò a Bologna reperti paleontologici ancora oggi conservati nel museo che porta il suo nome.

Fotografia del Diplodoco