Partecipanti

Marco De Marinis

Franco Perrelli

Franco Perrelli

Franco Perrelli, già ordinario di Discipline dello Spettacolo nelle Università di Torino e di Bari, ha vinto nel 2009 il Premio Pirandello per la saggistica con il volume I maestri della ricerca teatrale. Il Living, Grotowski, Barba e Brook (Laterza, 2007), e, nel 2014, lo Strindbergspris della Società Strindberg di Stoccolma. Nel 2024, ha firmato un Meridiano Mondadori dedicato ai Drammi borghesi di Ibsen e una storia del Teatro scandinavo per Carocci; del 2026, per Cue Press, è la «biografia intellettuale»: Strindberg: l’esperienza del superuomo. Ha diretto il primo CS del Laflis di Lecce e, sull’Odin Teatret, oltre a vari saggi, ha pubblicato per le Edizioni di Pagina le monografie: Gli spettacoli di Odino. La storia di Eugenio Barba e dell’Odin Teatret (2005) e Bricks to Build a Teaterlaboratorium. Odin Teatret and Chr. Ludvigsen (2013).

Il segreto dell’Odin. Come contagia il teatro.

Esiste un “segreto” nella prassi teatrale dell’Odin, per cui i suoi spettacoli creano quel peculiare effetto di spiazzamento e sorpresa nello spettatore che viene a essi comunemente riconosciuto? Partendo dalla convinzione di Kantor che in teatro le emozioni si costruiscono e puntando l’attenzione sui quattro campi teatrali rinnovati da Grotowski (lo spazio scenico, il rapporto col testo, la funzione dell’attore e la possibilità trasgressiva del mestiere), si cerca di definire il metodo di espressione e di “contagio” del gruppo di Eugenio Barba, integrando organicamente alla costituzione degli spettacoli aree d’intervento e d’influenza solo in apparenza laterali all’Odin: l’antropologia teatrale, il Terzo Teatro, i baratti, la memoria degli archivi.

Chiara Crupi

Leonardo Mancini

Leonardo Mancini

 

 

 

Leonardo Mancini (Milano 1987) è professore associato di Discipline dello spettacolo presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. Nell’ambito delle sue ricerche, oltre a saggi in rivista e in volume, ha pubblicato le monografie Carmelo Bene. Fonti della poetica (Milano-Udine 2020) e Luigi Rasi. La declamazione come scienza nuova (Milano-Udine 2021), la nuova edizione del libro di Lucio Ridenti, La vita gaia di Dina Galli (Bari 2023) e l’edizione critica di Gabriele Bertazzolo, La Gonzaga. Opera drammatica rappresentante l’origine de signori Gonzaghi nel Dominio di Mantova (Mantova 2023). Tra il 2023 e il 2026 è stato Principal Investigator del PRIN 2022 “Dante nella contemporaneità. Le riscritture teatrali”. È condirettore della rivista “Journal of Theatre Anthropology”, fondata da Eugenio Barba.

Manuela Filomena Ottaviani

Manuela Filomena Ottaviani

Rita Maria Fabris

Rita Maria Fabris

Rita Maria Fabris è ricercatrice all’Università di Bologna, dove insegna Storia del Nuovo teatro, Storia e storiografia del teatro moderno e contemporaneo e Danza di comunità. Precedentemente, all'Università di Torino, si è occupata di arti performative di comunità, intrecciando ricerca teorica e progettualità sul campo, con attenzione ai processi di valutazione d'impatto. Danzeducatrice®, presiede Filieradarte aps di Torino e Associazione Nazionale DES - Danza Educazione Società di Bologna. La sua ultima pubblicazione: con A. Pontremoli, A. Rossi Ghiglione, V. Zangirolami, Per-formare il sociale. Performing Arts, Well-Being e salute di comunità. Teatro e danza: una risorsa per il benessere e la salute, Roma, Bulzoni 2025.

 

Teatro e danza di comunità: l'incontro con l'Odin Teatret e l'istituzionalizzazione della disciplina accademica

Questa breve comunicazione delinea l’incontro fecondo dell’Odin Teatret con l’équipe torinese di Teatro e danza di comunità nel 2004. La sinergia e il riconoscimento reciproco di lunga durata ha favorito la creazione di due start up, il Social Community Theatre Centre e Associazione Filieradarte. La formazione di nuovi ricercatori-practitioner e di generazioni di operatori e organizzazioni attraverso metodologie complesse di intervento ha permesso l’istituzionalizzazione della disciplina a livello accademico.

Lucia Franchi

Abraxa

ABRAXA TEATRO è un gruppo che fa sperimentazione. La sua “febbre” è stata e continua a essere dopo più di 40 anni di vita artistica quella di ricercare la contemporaneità e la continua valorizzazione del teatro come arte che si esprime per i bisogni ed i sentimenti che attraversano questa epoca integrando la sperimentazione nel tessuto sociale attuale. Per raggiungere questo scopo Abraxa Teatro ha reso produttiva la necessaria collaborazione con le istituzioni italiane e con quelle straniere in modo da realizzare spettacoli e manifestazioni culturali e pedagogiche in campo internazionale. Nel 1989 concepisce l’idea e inventa in Italia il genere denominato Teatro Urbano. È riconosciuta e sostenuta dal Ministero della Cultura prima come compagnia di ricerca e innovazione teatrale e attualmente nel settore specifico del Teatro di Strada. Oggi l’esperienza spettacolare della compagnia è tale che abbraccia campi diversi proprio per la molteplicità di interessi e per le peculiari capacità di intervento con quattro linee di sviluppo della ricerca e della produzione in Italia e all’estero: organizzazione di grandi eventi; opere di Teatro di Sala; spettacoli di Teatro di Strada e di Teatro Urbano; attività pedagogica.

 

https://www.abraxa.it/

Giovanna Zanchetta

Giovanna Zanchetta

Giovanna Zanchetta (1994) è coreografa, danzatrice e performer originaria del Friuli Venezia Giulia, con base a Roma. Laureata con lode in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l'Università degli Studi Roma Tre, lavora come artista freelance tra Italia e Danimarca, sviluppando progetti autoriali e collaborando con artisti e compagnie internazionali.
La sua ricerca esplora il corpo come luogo di relazione e trasformazione, attraverso una pratica interdisciplinare che intreccia danza contemporanea, teatro fisico, ricerca vocale e arti visive. Il suo linguaggio nasce dalla contaminazione tra danza contemporanea e pratiche performative provenienti dalla danza Butō e dal Terzo Teatro, dando forma a un approccio fluido e orientato alla sperimentazione.
Nel 2020 fonda Overlimbs Collective, un organismo in continua evoluzione, che riunisce danzatrici e danzatori, musicisti, videomaker e performer, accomunati dall’urgenza di una pratica di ricerca e creazione dedicata alla performance contemporanea. È inoltre co-fondatrice di Collettivo Erratico, realtà artistica con sede a Trieste che promuove pratiche performative multidisciplinari e progettualità condivise. Parallelamente sviluppa la propria pratica come interprete, collaborando attualmente con Vàli Theatre Lab (Danimarca) e Teatro Ebasko (Roma), e in passato con Uscite di Emergenza Dance Company e NTL – Odin Teatret, approfondendo una ricerca sulla performance site-specific.
Nel 2021–2022 è facilitatrice del laboratorio di teatro-danza presso il DAMS dell'Università Roma Tre. Da questa esperienza nascono diversi percorsi laboratoriali dedicati alla condivisione e alla sperimentazione di pratiche corporee e performative. Le sue opere sono state presentate in festival e rassegne nazionali e internazionali, tra cui Dominio Pubblico (2021), Overground – Teatro Palladium (2023), Japanese Ghost (2023), ScenArte – Festival Internazionale del Teatro Urbano (2023–2024), Romaeuropa Festival (2024) e Transit Next Forum Festival – Women in Action (2025- 2026).

Eugenio Barba

Eugenio Barba

Julia Varley

Julia Varley

Teatro tascabile di Bergamo

Il TTB Teatro tascabile di Bergamo – Accademia delle Forme Sceniche è stato fondato nel 1973 da Renzo Vescovi (1941-2005) e da un gruppo di giovani attori sul modello dei teatri-laboratorio della seconda metà del Novecento europeo e dei teatri di gruppo, il cui lavoro si svolge quotidianamente su un piano di confronto e interazione tra le differenti generazioni che lo compongono, secondo il costume delle botteghe d’arte rinascimentali.

Il doppio nome, Teatro tascabile di Bergamo e Accademia delle Forme Sceniche, racchiude i due volti del TTB.

Da una parte sta tutto quello che riguarda gli spettacoli, che nascono sempre da un lavoro sperimentale a partire dalla drammaturgia d’attore, e che possono essere in luoghi chiusi come in spazi aperti; i progetti internazionali; l’impegno artistico-sociale sul territorio. Dall’altra, il TTB porta avanti o promuove ricerche su temi, generi, problemi, che vanno al di là della vita di un singolo teatro: il teatro-danza classico indiano, la pedagogia, la trasmissione, lo studio delle culture rappresentative fondamentali, gli incontri con grandi maestri, gli scambi tra teatri, l’indagine storico-teorica sullo spettacolo, il dialogo con le altre forme dell’arte.

Il TTB, oltre ai propri spettacoli, coi quali ha partecipato ai più importanti festival nazionali e internazionali in 45 nazioni di 4 continenti, produce spettacoli di o con altre formazioni, promuove la presenza in Italia di gruppi e artisti provenienti da tutto il mondo, propone e organizza progetti inter e multidisciplinari, festival e rassegne teatrali nella propria sede e per la città di Bergamo, che gli ha conferito la Medaglia d’oro e Civica Benemerenza per aver contribuito con disinteressata dedizione al prestigio della città.

Fin dalle sue origini ha avuto sede in spazi pubblici di Bergamo Alta e, dal 1996, si è stabilito nel Monastero del Carmine, dove ha avviato il progetto di recupero e riqualificazione “#tuoCarmine, Progetto internazionale tra teatro, arte, architettura, vita” attraverso un Partenariato Speciale Pubblico Privato. L’accordo, firmato nel 2018, rappresenta il primo in Italia tra un comune e un organismo culturale.

Nel 1975 il TTB si è costituito come Cooperativa, fondata sui principi di solidarietà e uguaglianza, in cui diritti e responsabilità erano condivisi da tutti i membri. Nel 2011 si è trasformato in una Cooperativa Sociale ONLUS, per riconoscere e valorizzare la propria vocazione artistico-sociale rivolta al bene della collettività.

Giulia Sala

Giulia Sala

 

Giulia Sala è una dottoranda in Arti, Storia e Società presso il Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna. Dopo aver conseguito una laurea magistrale in Discipline della Musica e del Teatro, ha proseguito le sue attività di ricerca nell’ambito del teatro asiatico. Il suo progetto di ricerca pone l'obbiettivo di approfondire il fenomeno della danza Barong a Bali, focalizzandosi sulla linea di demarcazione che separa l’ambito delle rappresentazioni sacre dalle performance destinate al pubblico, integrando nel contesto anche il resto del patrimonio delle danze tradizionali balinesi. Nel corso del 2024 e 2025 ha svolto ricerche accademiche con un lavoro sul campo a Bali, in particolare nelle aree di Ubud, Sanur, Denpasar e Batubulan, per documentare le attività di attori, musicisti e danzatori balinesi. Dal 2024 è membro della redazione di «Antropologia e Teatro». I suoi interessi accademici includono antropologia, teatro asiatico, turismo e performance studies. 

 

 

Memorie di incontri a Bali: l’eredità dei maestri

 Abstract: Il contributo vuole costituire un omaggio al lavoro di Eugenio Barba nelle sue ricerche sulle arti performative a Bali con l’ISTA (International School of Theatre Anthropology), grazie allo scambio artistico pluridecennale portato avanti tra il Terzo Teatro e i maestri di danza tradizionale balinese.

Basandosi sulle esperienze raccolte in una ricerca sul campo a Bali tra il 2025 e il 2026, l’intervento attingerà alla memoria storica del maestro I Made Djimat, danzatore balinese, maestro dello stile di Batuan e custode vivente di questa tradizione, grazie alle interviste e alle pratiche performative condotte con i suoi allievi e discendenti. Attraverso i resoconti orali di questi testimoni chiave e l’analisi dei processi di trasmissione intergenerazionale, sarà possibile rievocare il lungo periodo di condivisione e ricerca artistica con gli attori dell'Odin Teatret, valorizzando lo scambio che ha portato alla partecipazione a festival italiani e internazionali. L’idea è di avviare una riflessione sull’impatto umano e artistico che le relazioni tra la Pustaka Sakti Art Foundation di Batuan e l’Odin Teatret hanno prodotto in Italia e nel mondo.

L’intervento si avvarrà di documentazione audiovisiva delle attività del sanggar, del maestro Djimat e dei suoi allievi, con un racconto vivo e un saluto spirituale, per offrire un riconoscimento ai maestri balinesi che, insieme a Barba, hanno donato un apporto inestimabile agli studi teatrali mondiali e hanno costituito un ponte tra culture diverse.

Francesca Maria Berardi

Francesca Maria Berardi

Francesca Maria Berardi è dottoranda in cotutela internazionale tra l’Universidad de
Alcalá (Alcalá de Henares, Madrid, Spagna) e l'Università di Bologna. Laureata con lode in
Storia del Teatro e della Danza presso la facoltà di Lingue Letterature Straniere
dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, diplomata alla scuola biennale per attori
presso il Teatro Stabile delle Marche e abilitata all’insegnamento delle discipline
linguistiche attraverso il teatro, sviluppa da anni una ricerca che intreccia pratiche
performative, studi accademici e processi educativi. Ha tenuto seminari dedicati alla
storia della danza in festival e contesti di alta formazione, è stata relatrice presso
l’Università Politecnica delle Marche e l’Universidad de Alcalá e ha collaborato con
INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa)
nell'ambito della formazione sulla pedagogia teatrale. La sua attività coniuga ricerca
accademica, pratica artistica ed innovazione didattica, con particolare attenzione al teatro
come dispositivo pedagogico e di costruzione di comunità.

Abstract: A partire dall'esperienza del Terzo Teatro e dal contributo di Eugenio Barba
sull’antropologia teatrale, sullo studio del comportamento scenico dell’attore e sulla
pratica del training, l'intervento intende riflettere sul rapporto tra pedagogia dell'attore e
pedagogia teatrale e sul ruolo di quest’ultima nella costruzione di comunità di
apprendimento condiviso.
La pedagogia teatrale infatti, assume l'insieme dei principi e delle pratiche che regolano la
formazione dell'attore come punto di partenza per collocare tali pratiche oltre l'ambito
della professionalizzazione attoriale, orientando l'attenzione ai processi educativi e
comunitari.
Entro questa cornice teorica, le pratiche pedagogiche contemporanee impiegano il teatro
come dispositivo di apprendimento esperienziale, valorizzandone la capacità di generare
contesti di partecipazione e costruzione collettiva della conoscenza.
Il teatro è una forma di conoscenza; può e deve essere anche uno strumento di
trasformazione della società. (A. Boal)

 

Matteo Casari

Matteo Casari

Matteo Casari è professore associato al Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna dove insegna Teatri in Asia, Culture performative dell’Asia, Antropologia delle arti performative e Organizzazione ed economia dello spettacolo. Si interessa prevalentemente di tradizioni teatrali asiatiche, in particolare del Giappone dove ha condotto alcune ricerche sul campo. È autore di numerose pubblicazioni sui temi portanti della sua ricerca e ha partecipato vari convegni nazionali e internazionali. È direttore scientifico della rivista “Antropologia e Teatro”, curatore dell’Archivio Kazuo Ohno e dirige il Master in Imprenditoria dello spettacolo (Università di Bologna).

 

Eugenio Barba descriveva il Terzo Teatro come un arcipelago di "isole galleggianti": piccole comunità autonome, poste ai margini delle istituzioni teatrali dominanti, capaci di elaborare proprie forme di trasmissione del sapere, di organizzazione e di relazione con il territorio. Muovendo da questa metafora, il contributo propone una rilettura di alcune esperienze di nō eterodosso nel Giappone contemporaneo. Attraverso le ricerche condotte a Matsuyama (prefettura di Yamagata) e sull'isola di Sado, verranno analizzate pratiche teatrali che sfuggono alle tradizionali categorie di nō professionistico e folklorico. Pur profondamente radicate nella tradizione, queste comunità hanno sviluppato forme autonome di produzione, trasmissione e partecipazione, costruendo un rapporto organico con il paesaggio e con la vita sociale locale.

Luca Ricci

Luca Ricci

A.R.T.I.

A.R.T.I.

A.R.T.I. – Area Ricerche Teatrali Indipendenti / CARPA APS – Centro Artistico di Ricerca Periferie Attive A.R.T.I. – Area Ricerche Teatrali Indipendenti nasce a Napoli nel 2007 dal regista Marco Luciano come spazio di ricerca sul teatro contemporaneo, con l'obiettivo di interrogare il ruolo dell'attore e della scena nella società contemporanea. Fin dalle origini la compagnia sviluppa un percorso che intreccia creazione artistica, formazione e sperimentazione, rifiutando la separazione tra produzione culturale e responsabilità sociale. Il teatro viene concepito come pratica capace di generare comunità, attraversare i conflitti del presente e costruire nuovi immaginari collettivi. Negli anni la ricerca si amplia progressivamente fino a coinvolgere territori, comunità e contesti di marginalità, dando vita a un modello di lavoro che supera la dimensione della compagnia per diventare una vera piattaforma culturale. Da questa evoluzione nasce CARPA APS – Centro Artistico di Ricerca Periferie Attive, associazione di promozione sociale che affianca e sostiene l'attività artistica sviluppando progettazione culturale, cooperazione internazionale, formazione, rigenerazione territoriale e innovazione sociale. Attualmente nel gruppo operano stabilmente 12 tra attrici, attori, musicist oltre a 2 detenuti tirocinanti, diversi volontari e allievi.

La loro sede, l’ ARTIFICIO, si trova nella periferia rurale a sud-ovest di Ferrara, nella frazione di Gaibana. A.R.T.I. e CARPA APS operano come un unico organismo culturale in cui ricerca artistica e progettazione incarnano una medesima visione. Ogni spettacolo, laboratorio o festival rappresenta un'occasione per mettere in relazione artisti, cittadini, istituzioni e territori, riconoscendo nel teatro uno strumento di partecipazione, trasformazione e produzione di conoscenza. L'attività si sviluppa attraverso la produzione di spettacoli, la formazione dell'attore, la creazione di festival, i progetti europei, il lavoro con le comunità e gli interventi nei contesti di fragilità sociale. Particolare rilievo assume il teatro in carcere, ambito nel quale il gruppo opera stabilmente dal 2018, promuovendo percorsi di alta formazione artistica all'interno degli istituti penitenziari e sviluppando una ricerca sul rapporto tra arte, diritti, cittadinanza e reinserimento sociale. La dimensione internazionale rappresenta un elemento strutturale del percorso. Nel corso degli anni A.R.T.I. e CARPA APS hanno costruito reti con compagnie, artisti e istituzioni europee, sviluppando progetti dedicati al dialogo interculturale, alla trasmissione del patrimonio immateriale e alla mobilità artistica. La ricerca si alimenta costantemente del confronto tra tradizione e contemporaneità, tra pratiche performative occidentali e orientali, tra memoria e innovazione. Parallelamente, il lavoro sui territori ha dato vita a processi di teatro di comunità, festival partecipativi e percorsi di rigenerazione culturale che coinvolgono piccoli comuni, aree interne e periferie urbane. In questi contesti il teatro diventa occasione di incontro tra generazioni, discipline e linguaggi differenti, contribuendo alla costruzione di nuove forme di appartenenza e di cittadinanza attiva. Al centro della della tensione rimane il lavoro sull'attore, inteso come artista e cittadino. La formazione non è considerata un momento preliminare alla creazione, ma un processo permanente in cui corpo, voce, pensiero e relazione costituiscono un unico atto politico e poetico. Ogni progetto nasce da lunghi percorsi laboratoriali nei quali la pratica artistica diventa esercizio di ascolto,

responsabilità e trasformazione. A.R.T.I. e CARPA APS promuovono un'idea di cultura come bene comune, accessibile e generativa, capace di produrre valore sociale oltre che artistico. In un tempo segnato dalla frammentazione delle relazioni e dal consumo dell'esperienza, il loro lavoro continua a rivendicare la necessità di costruire processi condivisi, restituendo al teatro la sua funzione originaria di luogo di incontro, ritualità e immaginazione collettiva.

Nel 2026 le attività principali del gruppo, oltre alla produzione di spettacoli e alla tournée sono il Festival G.A.D./Gesto Azione Drammaturgia, la festa di comunità VOLTAGAIBANA realizzata attraverso il percorso partecipato SCINTILLE, il Laboratorio Permanente di Creazione Teatrale in Carcere presso la Casa Circondariale “C. Satta” di Ferrara.

TRATTENERE IL VENTO

abstract

Fare gruppo sembra essere oggi, per la natura stessa della sua complessità, uno degli atti più radicali del teatro contemporaneo.

Viviamo in una società che tende a polverizzare le relazioni, trasformando il tempo in urgenza, i legami in connessioni temporanee e l'esperienza in un bene da consumare rapidamente per passare alla successiva. Anche il lavoro artistico è sempre più spesso attraversato da questa logica: progetti brevi, identità intermittenti, collaborazioni occasionali, una continua rincorsa alla novità che rende sempre più difficile costruire percorsi condivisi duraturi.

In questo scenario, mantenere viva una compagnia teatrale di questo tipo significa confrontarsi non solo con problemi economici, organizzativi o produttivi, ma con una trasformazione antropologica profonda. È cambiato il nostro modo di desiderare, di appartenere, di attraversare il conflitto e di abitare il tempo. Se l'eros è, prima di tutto, la forza che ci spinge verso l'altro e rende possibile la creazione comune, la sua progressiva sostituzione con la logica della prestazione e del consumo modifica radicalmente anche il modo di fare teatro. Non si tratta di giusto o sbagliato, di meglio o peggio, ma di una presa di coscienza.

L'intervento propone una riflessione sul gruppo teatrale come pratica di resistenza culturale. Una compagnia non è semplicemente un insieme di professionisti che collaborano a un progetto, ma una comunità che sceglie di condividere il tempo, la ricerca, i fallimenti, la cura reciproca e la responsabilità sociale di un linguaggio comune. Oggi un gruppo teatrale è chiamato, anche attraverso i propri spettacoli, a custodire le condizioni che rendono ancora possibile il "noi".

"Trattenere il vento" non significa fermare il cambiamento né opporsi nostalgicamente al presente. Significa interrogarsi su quali pratiche, quali etiche e quali forme di organizzazione possano ancora rendere possibile la durata, la fedeltà a una ricerca e la costruzione di comunità artistiche capaci di attraversare il tempo senza smarrire il proprio desiderio.

Teatro dei Venti

Teatro dei Venti

Il Teatro dei Venti, fondato a Modena nel 2005, è un gruppo teatrale che sviluppa la propria ricerca artistica intorno al teatro per spazi urbani e alla relazione con la comunità: trampoli, scenografie mobili, macchine teatrali e musica dal vivo sono gli strumenti di un linguaggio che punta allo stupore e al coinvolgimento collettivo. Parallelamente alla produzione di spettacoli, la compagnia realizza progetti permanenti nelle carceri di Castelfranco Emilia e Modena, lavora nel campo della salute mentale e promuove progetti di cooperazione internazionale, con la convinzione che il teatro sia strumento di coesione e trasformazione sociale. Dal 2015 gli attori del gruppo integrano il Kalaripayattu sia come nucleo dell'allenamento quotidiano, sia come motore estetico e strutturale nella creazione dei propri spettacoli, in particolare per il teatro negli spazi aperti e urbani. Tra i riconoscimenti più recenti, il Premio Ubu 2019 per l'allestimento scenico di Moby Dick e il Premio Ubu 2025 nella categoria Progetti Speciali per la Trilogia dell'Assedio, produzione nata nelle carceri e approdata nella Stagione 2024-25 di ERT / Teatro Nazionale. Nel marzo 2026 si è conclusa la prima edizione dell'Accademia delle Arti e dei Mestieri del Teatro in Carcere, progetto formativo ideato dalla compagnia presso la Casa Circondariale di Modena con il sostegno del Ministero della Giustizia . La storia del gruppo è raccontata nel volume Utopie nel mezzo. Vent'anni del Teatro dei Venti pensando al futuro, edito da Titivillus.

Ultimi Fuochi

ULTIMI FUOCHI TEATRO – IMPRESA SOCIALE è un’impresa di produzione teatrale nell’ambito della sperimentazione riconosciuta dal Ministero della Cultura / FUS fondo unico dello spettacolo, nonché un’organizzazione giovanile che si occupa di promozione della cultura e in particolare di produzione, programmazione e formazione teatrale , operando principalmente in un territorio che comprende piccoli Comuni della Provincia di Lecce distanti circa 50 km dal capoluogo (Spongano, Ortelle, Poggiardo e centri limitrofi). 

Lina Della Rocca

Lina Della Rocca

Carmela Della Rocca è attrice, pedagoga e co-fondatrice del Teatro Ridotto, di cui ha assunto la direzione artistica a partire dal 2020. 
Nel 1989 ha fondato insieme a Iben Nagel Rasmussen il progetto internazionale "Il ponte del venti", da cui nel 2002 nasce per sua volontà, come filiazione artistica, "Il filo dei venti". 
Da anni porta avanti la ricerca sul training e sulla formazione attoriale, tramite seminari e attività laboratoriali che aiutano i partecipanti a riconoscere i principi basici che regolano il "bios" scenico dell'attore. 
Nel 2009 fonda insieme a Renzo Filippetti il progetto internazionale "Finestre sul giovane Teatro", meeting residenziale in cui i gruppi teatrali coinvolti acquisiscono coscienza dei propri processi e strumenti per formativi e allo stesso tempo pedagogici. 
Oggi mantiene il Teatro Ridotto come attivo presidio culturale e centro di ricerca per giovani attori e studiosi.