A.R.T.I.

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A.R.T.I. – Area Ricerche Teatrali Indipendenti / CARPA APS – Centro Artistico di Ricerca Periferie Attive A.R.T.I. – Area Ricerche Teatrali Indipendenti nasce a Napoli nel 2007 dal regista Marco Luciano come spazio di ricerca sul teatro contemporaneo, con l'obiettivo di interrogare il ruolo dell'attore e della scena nella società contemporanea. Fin dalle origini la compagnia sviluppa un percorso che intreccia creazione artistica, formazione e sperimentazione, rifiutando la separazione tra produzione culturale e responsabilità sociale. Il teatro viene concepito come pratica capace di generare comunità, attraversare i conflitti del presente e costruire nuovi immaginari collettivi. Negli anni la ricerca si amplia progressivamente fino a coinvolgere territori, comunità e contesti di marginalità, dando vita a un modello di lavoro che supera la dimensione della compagnia per diventare una vera piattaforma culturale. Da questa evoluzione nasce CARPA APS – Centro Artistico di Ricerca Periferie Attive, associazione di promozione sociale che affianca e sostiene l'attività artistica sviluppando progettazione culturale, cooperazione internazionale, formazione, rigenerazione territoriale e innovazione sociale. Attualmente nel gruppo operano stabilmente 12 tra attrici, attori, musicist oltre a 2 detenuti tirocinanti, diversi volontari e allievi.

La loro sede, l’ ARTIFICIO, si trova nella periferia rurale a sud-ovest di Ferrara, nella frazione di Gaibana. A.R.T.I. e CARPA APS operano come un unico organismo culturale in cui ricerca artistica e progettazione incarnano una medesima visione. Ogni spettacolo, laboratorio o festival rappresenta un'occasione per mettere in relazione artisti, cittadini, istituzioni e territori, riconoscendo nel teatro uno strumento di partecipazione, trasformazione e produzione di conoscenza. L'attività si sviluppa attraverso la produzione di spettacoli, la formazione dell'attore, la creazione di festival, i progetti europei, il lavoro con le comunità e gli interventi nei contesti di fragilità sociale. Particolare rilievo assume il teatro in carcere, ambito nel quale il gruppo opera stabilmente dal 2018, promuovendo percorsi di alta formazione artistica all'interno degli istituti penitenziari e sviluppando una ricerca sul rapporto tra arte, diritti, cittadinanza e reinserimento sociale. La dimensione internazionale rappresenta un elemento strutturale del percorso. Nel corso degli anni A.R.T.I. e CARPA APS hanno costruito reti con compagnie, artisti e istituzioni europee, sviluppando progetti dedicati al dialogo interculturale, alla trasmissione del patrimonio immateriale e alla mobilità artistica. La ricerca si alimenta costantemente del confronto tra tradizione e contemporaneità, tra pratiche performative occidentali e orientali, tra memoria e innovazione. Parallelamente, il lavoro sui territori ha dato vita a processi di teatro di comunità, festival partecipativi e percorsi di rigenerazione culturale che coinvolgono piccoli comuni, aree interne e periferie urbane. In questi contesti il teatro diventa occasione di incontro tra generazioni, discipline e linguaggi differenti, contribuendo alla costruzione di nuove forme di appartenenza e di cittadinanza attiva. Al centro della della tensione rimane il lavoro sull'attore, inteso come artista e cittadino. La formazione non è considerata un momento preliminare alla creazione, ma un processo permanente in cui corpo, voce, pensiero e relazione costituiscono un unico atto politico e poetico. Ogni progetto nasce da lunghi percorsi laboratoriali nei quali la pratica artistica diventa esercizio di ascolto,

responsabilità e trasformazione. A.R.T.I. e CARPA APS promuovono un'idea di cultura come bene comune, accessibile e generativa, capace di produrre valore sociale oltre che artistico. In un tempo segnato dalla frammentazione delle relazioni e dal consumo dell'esperienza, il loro lavoro continua a rivendicare la necessità di costruire processi condivisi, restituendo al teatro la sua funzione originaria di luogo di incontro, ritualità e immaginazione collettiva.

Nel 2026 le attività principali del gruppo, oltre alla produzione di spettacoli e alla tournée sono il Festival G.A.D./Gesto Azione Drammaturgia, la festa di comunità VOLTAGAIBANA realizzata attraverso il percorso partecipato SCINTILLE, il Laboratorio Permanente di Creazione Teatrale in Carcere presso la Casa Circondariale “C. Satta” di Ferrara.

TRATTENERE IL VENTO

abstract

Fare gruppo sembra essere oggi, per la natura stessa della sua complessità, uno degli atti più radicali del teatro contemporaneo.

Viviamo in una società che tende a polverizzare le relazioni, trasformando il tempo in urgenza, i legami in connessioni temporanee e l'esperienza in un bene da consumare rapidamente per passare alla successiva. Anche il lavoro artistico è sempre più spesso attraversato da questa logica: progetti brevi, identità intermittenti, collaborazioni occasionali, una continua rincorsa alla novità che rende sempre più difficile costruire percorsi condivisi duraturi.

In questo scenario, mantenere viva una compagnia teatrale di questo tipo significa confrontarsi non solo con problemi economici, organizzativi o produttivi, ma con una trasformazione antropologica profonda. È cambiato il nostro modo di desiderare, di appartenere, di attraversare il conflitto e di abitare il tempo. Se l'eros è, prima di tutto, la forza che ci spinge verso l'altro e rende possibile la creazione comune, la sua progressiva sostituzione con la logica della prestazione e del consumo modifica radicalmente anche il modo di fare teatro. Non si tratta di giusto o sbagliato, di meglio o peggio, ma di una presa di coscienza.

L'intervento propone una riflessione sul gruppo teatrale come pratica di resistenza culturale. Una compagnia non è semplicemente un insieme di professionisti che collaborano a un progetto, ma una comunità che sceglie di condividere il tempo, la ricerca, i fallimenti, la cura reciproca e la responsabilità sociale di un linguaggio comune. Oggi un gruppo teatrale è chiamato, anche attraverso i propri spettacoli, a custodire le condizioni che rendono ancora possibile il "noi".

"Trattenere il vento" non significa fermare il cambiamento né opporsi nostalgicamente al presente. Significa interrogarsi su quali pratiche, quali etiche e quali forme di organizzazione possano ancora rendere possibile la durata, la fedeltà a una ricerca e la costruzione di comunità artistiche capaci di attraversare il tempo senza smarrire il proprio desiderio.