Programma

L'euro a 20 anni: come vorremmo riformarlo?

8 Marzo 2019 16:00 - 18:00 || Sala Farnese di Palazzo d’Accursio - Piazza Maggiore 6 - Bologna

Il 1° gennaio 1999, dopo lunga preparazione, 11 paesi dell’Unione Europea hanno fissato irrevocabilmente i tassi di cambio, hanno affidato la conduzione della politica monetaria unica alla Banca Centrale Europea e hanno adottato una moneta (all’inizio solo elettronica) comune: l’euro.

Ora i paesi sono 19, l’euro è una moneta stabile e largamente diffusa anche oltre i propri confini: dal 1999, il tasso medio d’inflazione è stato 1,7%; l’euro è usato correntemente da 340 milioni di persone; costituisce il 20% delle riserve valutarie mondiali (il dollaro Usa il 21%); è usato nel 36% dei pagamenti globali (il dollaro 40%). Ma la crisi finanziaria del 2008 e la recessione che ne è seguita hanno colpito gravemente l’area dell’euro. Le fragilità dei sistemi produttivi, del sistema bancario e dei mercati finanziari hanno rivelato incompletezze o forse anche errori nell’architettura dell’Unione Economica e Monetaria.

Che fare? Discuteremo su due punti, sui quali vi è diversità di vedute:

  1. La disciplina fiscale è certo necessaria, ma lo sono altrettanto le attuali "regole" di politica fiscale per gli Stati membri? Oppure, come andrebbero riviste?
  2. Sono, oggi, praticabili forme di “risk sharing” o di assicurazione dei rischi tra stati sovrani? E il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) potrebbe assumere un ruolo in questa prospettiva? Oppure si rischierebbe di incentivare l'azzardo morale di stati fiscalmente irresponsabili?

Discuteranno su questi temi:

Modera: Tonia Mastrobuoni (la Repubblica)

Materiale di approfondimento.


INCONTRI PASSATI

Brexit: Ne valeva la pena?

18 Febbraio 2019 17:30 - 19:30 || Oratorio di San Filippo Neri - via Manzoni 5 - Bologna

Il 30 marzo, probabilmente, inizierà Brexit. Ma ancora non sappiamo se sarà “hard” o “soft”. Non perché siamo disinformati: piuttosto, il problema è che i proponenti di Brexit non hanno avuto, sin dall’inizio, idee chiare su ciò che volevano, e come ottenerlo: “A Londra è in corso un dramma, che sintetizza il fallimento di una classe dirigente” (Sergio Fabbrini). Per fortuna, non la nostra in questo caso. Ma è pur sempre la caduta di un mito, forse di un modello.

Su una cosa gli studiosi (seri) di Brexit sono d’accordo: i costi economici per i cittadini britannici, nel medio periodo, non saranno indifferenti. E più Brexit sarà hard, tanto più gravi i costi.

Ma per noi, per l’UE e per l’Italia? Quali saranno i costi, o quali anche i benefici, sia economici che politici? Esporteremo di meno nel Regno Unito, e loro verso di noi? Alcune attività industriali (come gli investimenti dell’industria automobilistica giapponese nel RU) si riallocheranno verso l’UE? Cosa succederà all’industria bancaria: sarà una nuova primavera per Parigi o per Francoforte? Certo l’UE perderà un contribuente al bilancio, ma potrà forse funzionare meglio? Si ridurrà la spinta a favore della politica di concorrenza (nel mercato interno)? O forse addirittura Brexit è la prima tappa di un progressivo sfaldamento dell’Unione?

Prospettive a confronto:

Modera: Ferdinando Giugliano (Bloomberg)

Nuovi protezionismi: minaccia al commercio o all'ordine internazionale?

4 Febbraio 2019 17:30 - 19:30 || Oratorio di San Filippo Neri - via Manzoni 5 - Bologna

Prospettive a confronto:

Il dibattito è introdotto e moderato da Danilo Taino (Corriere della Sera)

Tra Stati Uniti d’America e Cina è in corso una sfida commerciale. E’ il perno di una nuova “Guerra Fredda” tra due superpotenze, che sta minando - in modi che sono di già irreversibili - il vecchio “ordine liberale mondiale”. Ma se le tensioni tra USA e Cina sono le più appariscenti, sono numerosi i focolai di tensione politica o economica che covano nel mondo. Anche l’Unione Europea ne è coinvolta, sia nelle sue relazioni esterne che in quelle interne.

  • Gli USA sembrano aver rinunciato alla loro leadership, e non distinguono più tra stabili amici o stabili nemici. Al contrario, puntano ad un uso spregiudicato e politicizzato del protezionismo. Rimarrà aperta – e per chi - la strada verso una progressiva liberalizzazione degli scambi?
  • Le “reti globali del valore” – che hanno accompagnato i processi di industrializzazione dei paesi emergenti, e la delocalizzazione di molte attività produttive dai paesi occidentali – sopravvivranno alle spinte protezioniste da un lato, ed alla crescente riduzione dei differenziali di costo del lavoro dall’altro?
  • L’UE mantiene per ora salda la rotta di una politica commerciale orientata agli accordi di libero scambio. E’ una rotta ancora praticabile? Quali ostacoli sia interni che esterni dovrà affrontare?
  • Il CETA è un buon passo in questa direzione? Dovremmo ratificarlo?

 

Riformare la legge Fornero. Chi pagherà le pensioni dei giovani?

3 Dicembre 2018 17:00 - 19:00 || Oratorio di San Filippo Neri - via Manzoni 5 - Bologna

Hanno discusso su questi temi:

Il dibattito è stato introdotto e moderato da Alessandro Barbera (La Stampa)

Secondo alcune forze politiche, la legge Fornero andrebbe superata o addirittura abolita, ripristinando l’anticipo delle pensioni secondo la formula di “Quota 100”. Ma molti obiettano che questa contro-riforma sarebbe finanziariamente insostenibile, e ci allontanerebbe dall’Europa.
La diversità delle opinioni è definita dalle diverse risposte che si possono dare a queste domande:

  • Vista la posizione dell’Italia nel confronto internazionale, è opportuno perseguire un percorso di riforma che ci allontana, in termini di spesa per pensioni su PIL e età effettiva di pensionamento, dalla media dell’Unione Europea e dell’OCSE?
  • Quale sarà l’effetto della riforma proposta sull’occupazione giovanile? Il pensionamento anticipato degli anziani porterà nuovi posti di lavoro per i giovani?
  • Se gli anziani verranno comunque sostituiti da giovani che pagano minori contributi, come evolverà nei prossimi anni il rapporto tra spesa per pensioni e PIL? È possibile che si renda necessario, per assicurare la sostenibilità, aumentare i contributi, o ridurre i coefficienti di trasformazione? 
  • Se l’obiettivo è incentivare l’occupazione giovanile, perché non agire invece sul lato dei contributi, riducendo il cuneo fiscale?
  • Poiché la spesa pensionistica è in generale poco redistributiva, è corretto sostenere che, aumentando il peso delle pensioni, si ridurrà la capacità redistributiva della spesa pubblica?


Reddito di cittadinanza o reddito di inclusione? Un confronto tra benefici, costi e inconvenienti

19 Novembre 2018 17:30 - 19:30 || Oratorio di San Filippo Neri - via Manzoni 5 - Bologna

RelatoreStefano Feltri (Vicedirettore, Il Fatto Quotidiano)

DiscussantEmanuele Ranci Ortigosa (Direttore scientifico dell’Istituto per la Ricerca Sociale e Direttore welforum.it) e Stefano Toso (Dipartimento di Scienze Economiche - Università di Bologna)

ModeratoreAlberto Orioli (Vicedirettore, Il Sole 24 Ore)

Il reddito di cittadinanza, secondo la definizione tradizionale, è un trasferimento monetario incondizionato, uguale per tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito già percepito. La proposta del Governo prevede in realtà di perseguire un duplice obiettivo: lotta alla povertà e attivazione al lavoro. E' inoltre condizionato alla verifica dei requisiti economici del beneficiario (in base all'ISEE).

Questa nuova proposta ha suscitato molte aspettative e parecchi interrogativi. Tra le questioni di particolare interesse, ne risaltano tre:

  • Come il nuovo Reddito di Cittadinanza si integra con, oppure supera il Reddito di Inclusione (REI, già introdotto all’inizio del 2018) e le altre politiche sociali? E in particolare quelle rivolte ai poveri non in condizione lavorativa?
  • Quanto costerà e come verrà finanziato?
  • I “centri per l’impiego” sapranno gestire con efficacia le nuove misure? 

Emanuele Ranci Ortigosa (Direttore scientifico dell’IRS) e Stefano Toso (Unibo) discuteranno, anche alla luce di queste domande, le considerazioni di Feltri e le proposte politiche più recenti.

La flat tax: quale impatto sulla distribuzione del reddito?

24 settembre 17:30 - 19:30 || Aula Absidale Santa Lucia - via De' Chiari 25 - Bologna

RelatoreNicola Rossi (Università di Roma Tor Vergata)

DiscussantMassimo Baldini (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia) e Alberto Zanardi (Ufficio  Parlamentare  di  Bilancio e Università di Bologna)

ModeratoreSilvia Giannini (Commissione ministeriale sulle spese fiscali e Università di Bologna)

Sono state formulate diverse proposte di adottare una “flat tax”, in parte sul modello di alcuni paesi ex socialisti (Russia, Paesi Baltici). Ma – a parità di gettito fiscale – quali ne sarebbero le implicazioni sulla distribuzione del reddito, ossia sulla curva effettiva delle aliquote medie d’imposta sui redditi? Oppure, la flat tax è una proposta per ridurre il peso dell’intervento pubblico nell’economia: ma allora, quali sono i tagli alla spesa che le si accompagnano?