Programma 2019-20

Foto di Silvia Farina

PROGRAMMA EDIZIONE 2019-20

Tutti gli eventi dell'edizione 2019-20 sono organizzati dal Dipartimento di Scienze Economiche in collaborazione con il Mulino, la Banca di Bologna, l'Associazione Prometeia, Confindustria Emilia e con il patrocinio del Comune di Bologna.

I materiali di approfondimento dei vari incontri sono disponibili nella sezione multimedia del sito.

ITALIA E DEBITO PUBBLICO: C’È UNA VIA DI USCITA?

18 novembre 2019 18:00 - 20:00 || Oratorio di San Filippo Neri - via Manzoni 5 - Bologna

A fine 2018, il debito pubblico dell’Italia era di 2380 miliardi di euro, il 134,8% del PIL; da allora il debito è salito oltre 2500 miliardi, mentre il PIL ristagna...
Nel 2018 ci siamo risparmiati la “procedura per debito eccessivo” dell’UE. Ottimo risultato, ma non sembra risolvere nulla… le prospettive di un “rientro” del debito sono affidate ad un futuro distante e precario.
Non è una novità: sono quasi cinquant'anni che il rapporto debito/PIL continua a crescere: è passato dal 37% del 1970 al 120% del 1994. Poi è diminuito, sia pur lentamente, tra il 1994 ed il 2007, fino al 104%. Dal 2007, prima a causa della recessione e poi indipendentemente da ogni politica di (vera o presunta) austerità, è cresciuto in ogni singolo anno, con qualsiasi governo fino al 135% del 2014: da allora oscilla attorno a quel valore.
È un problema? (Quasi) tutti concordano che sia un grosso problema: il debito (e la spesa per interessi che esso implica) è un grave fattore di fragilità e di rischio per il paese. Inoltre, dover destinare ogni anno quasi il 4% del PIL (quasi il 10% delle entrate fiscali) al rimborso degli interessi “paralizza” troppe decisioni di politica fiscale. Che fare allora?
Qui le ricette divergono, ed in più il timore dell’impopolarità domina quasi ogni scelta di politica fiscale.
Austerità oppure politiche “keynesiane” espansive? O c’è una credibile via di mezzo, un sentiero virtuoso che permetta di ridurre il rapporto debito/PIL, senza al tempo stesso “affondare” l’economia?
E la Legge di Bilancio 2020, ora in esame al Parlamento, è coerente con un percorso di riduzione del debito e al tempo stesso con il rilancio dell’economia?

Il dibattito

Relazioni introduttive
Emiliano Brancaccio (Università del Sannio)
Veronica De Romanis (Luiss)
Lorenzo Forni (Prometeia e Università di Padova)

Modera
Francesco Manacorda (la Repubblica) 


PROSSIMI INCONTRI 

 

MIGRAZIONI, LAVORO E INTEGRAZIONE SOCIALE
27 gennaio 2020

INCONTRI PASSATI


AUTONOMIA E COMPETENZE DELLE REGIONI: VERSO UN FEDERALISMO DIFFERENZIATO?

21 ottobre 2019 18:00 - 20:00 || Salone di Banca di Bologna in Palazzo de’ Toschi - Piazza Minghetti 4 - Bologna

La Costituzione della Repubblica prevede, nel Titolo V (modificato nel 2001) che: 

  • (art. 116) “Forme e condizioni particolari di autonomia” possono essere concesse alle Regioni per alcune materie, dettagliatamente indicate all’art.117.
  • (art. 119 c.1) “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa”.
  • (art. 119 c.3) “La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante”.

Queste disposizioni sono ad oggi largamente inattuate.
Di recente, tre regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) hanno richiesto il conferimento di maggiore autonomia, richiamandosi esplicitamente all’art. 116. Tuttavia, le stesse regioni differiscono per alcuni contenuti qualificanti dei rispettivi progetti di autonomia.
Sia tra le diverse regioni che tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, il dibattito è acceso sull’opportunità e sulle modalità di attuazione di tali progetti.

Alcune domande al centro del dibattito:

  1. Per quali materie - o meglio per quali funzioni specifiche - sarebbe desiderabile concedere maggiori autonomie ai sistemi territoriali, ed alle regioni in particolare?
  2. Perché, per tali funzioni, il dibattito è orientato sulla richiesta di un’autonomia differenziata piuttosto che non generalizzata?
  3. Per quali materie e funzioni è invece preferibile mantenere un impianto decisionale e finanziario centralizzato?
  4. La concessione di maggiore autonomia ad alcune regioni dovrebbe avvenire mantenendo invariati i saldi finanziari attuali tra stato e regioni?
  5. È opportuno attuare l’autonomia differenziata prima di aver istituito il fondo di perequazione previsto dall’art. 119 della Costituzione?

 

Il dibattito

Relazioni introduttive
Emma Petitti (Assessore al bilancio, riordino istituzionale, risorse umane e pari opportunità della Regione Emilia-Romagna).
Mario Bertolissi (Professore di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. Membro della delegazione trattante per l’Autonomia del Veneto)

Interventi
Gianfranco Viesti (Professore di Economia applicata all’Università di Bari)
Alberto Zanardi (Membro del Consiglio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio; Professore di Scienza delle Finanze all’Università di Bologna)

Relazione conclusiva
Enrico Rossi (Presidente della Regione Toscana)

Moderatore
Alberto Orioli (Vicedirettore, Il Sole 24 Ore)