Call for Papers

Nel contesto postmoderno, la condizione umana è segnata da una crescente frammentarietà e dalla moltiplicazione di informazioni e prospettive che risignificano gli spazi del sapere, le lingue e le forme del ricordare influenzando le identità e la capacità di autodeterminazione delle diverse soggettività. Le zone di contatto/confine e le connessioni fluide tra le diverse forme e modalità del ricordare costituiscono ‘tracce’ di un sapere che cambia, si complica, si dilata e acquista nuovi significati a seconda del modo in cui si osserva. Le tracce del passato, soggette a continui movimenti di risignificazione e riconfigurazione, influenzano infatti il modo di conoscere il mondo e di interpretare la società del presente.

Secondo Derrida (1967), la “traccia” è espressione della différance e un elemento in continuo divenire. Essa costituisce una brisure, una rottura, uno spazio a priori vuoto che permette di (ri)articolare, come due lati di una piega, passato e presente. Di per sé mute, le tracce – siano esse testuali, iconografiche o linguistiche – assumono significato laddove osservate a partire da una determinata prospettiva critica e inserite in una configurazione come parti di un insieme complesso e stratificato in cui ogni racconto, come ogni sapere, è sempre situato.

Nell’ambito degli studi letterari, gli approcci metodologici postcoloniali, decoloniali, femministi o di genere propongono letture alternative al pensiero dominante e si sono rivelati strumenti critici utili non solo per portare alla luce queste tracce ad oggi ancora silenziate, ma anche per guardarle con occhi nuovi, posizionandole in modo dialogico, dinamico e trasformativo.

Pur nelle loro differenze, questi approcci hanno messo in pratica strategie di ri-significazione del sapere che ha storicamente regolato archivi, testi, lingue e letterature. I testi letterari sono infatti dei veri e propri palinsesti, luoghi in cui si intrecciano testimonianze di filiazioni ed eredità letterarie o, al contrario, voci liminali di contestazione socioculturale, resistenza alla storia, alla memoria e al canone dominanti. In questo contesto, l’assenza di tracce è altrettanto significativa, in quanto i silenzi sedimentati nei testi aprono all’elaborazione di contro-memorie collettive e individuali e a pratiche di riscritture, che contribuiscono a colmare le lacune spesso trascurate dalla storiografia ufficiale.

Similmente, le lingue sono da considerarsi come una fitta rete di tracce della cultura, delle conoscenze, della storia e delle identità dei parlanti lasciate nello spazio o tramandate nel tempo. Spesso effimere e stratificate, le tracce linguistiche (e, più in generale, semiotiche) costituiscono frammenti che riflettono e al contempo contribuiscono a costruire la realtà sociale e culturale in cui prendono forma e in cui vengono recuperate. Gli stessi parlanti, nella realizzazione dell’atto comunicativo, lasciano traccia di sé modellando, rielaborando e ridefinendo continuamente la lingua, i suoi sistemi e le sue strutture. In questa prospettiva, la lingua può essere considerata come un tessuto dinamico di tracce in costante riconfigurazione, le quali orientano il suo variare in senso diatopico, diastratico, diafasico e diamesico. La traduzione non fa eccezione a questa dinamica: lungi dall’essere un processo neutro, essa incorpora inevitabilmente tracce della soggettività e dell’orizzonte culturale di chi traduce, nonché del contesto storico, politico e sociale in cui viene prodotta.

La Graduate Conference 2026 del Dottorato in Lingue, Letterature e Culture Moderne: Diversità e Inclusione accoglie contributi che si interrogano sui diversi significati che può assumere la traccia nell’ambito degli studi letterari, culturali e linguistici. I contributi potranno ascriversi alle macro-sezioni descritte di seguito:

  • Pratiche di ricostruzione del sapere: silenzi e voci nei testi letterari.
  • Riscritture, intertestualità e intermedialità nelle opere letterarie.
  • Memorie, contro-memorie e modalità del ricordare.
  • Tracce, produzione dello spazio e (nuove) geografie letterarie.
  • La traccia come strumento euristico.
  • Lingue e variazione come traccia di parlanti e repertori.
  • Le tracce del multilinguismo: diversità linguistica, autobiografie linguistiche, contatto tra lingue, paesaggio linguistico.
  • Le tracce della lingua del passato: analisi linguistiche in diacronia e storia delle lingue.
  • Le tracce nella/della traduzione come prodotto e come processo.

 

Informazioni utili 

Le lingue degli interventi sono l’italiano e l’inglese. La durata di ogni intervento non dovrà superare i 15 minuti. Si accettano presentazioni individuali e di gruppo. Gli atti del convegno verranno pubblicati sui Quaderni del dottorato previa peer review.

 

Istruzioni per l’invio delle proposte

Le proposte di interventi dovranno contenere un abstract (max. 300 parole), una bibliografia (max. 10 riferimenti) e una breve nota biobibliografica (100/150 parole) che comprenda il settore scientifico-disciplinare di appartenenza. Le proposte dovranno essere inviate all’indirizzo lilec.graduateconference@unibo.it entro il 30 marzo 2026. Si prega di nominare il file (formati .doc o .pdf) in questo modo: ‘GC2026_NOMECOGNOME’.

Allegati

Locandina

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Call for Papers IT

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Call for Papers EN

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