I partecipanti all'edizione 2019 @RobertaSangiorgi

I partecipanti all'edizione 2019 @RobertaSangiorgi

 

Human Pass. Nuove mobilità e consueti impedimenti

 

La gestione della pandemia da parte dei governi nazionali ha imposto notevoli limitazioni alla libertà di movimento: il confinamento e il distanziamento sociale hanno determinato uno stravolgimento delle abitudini, dell’uso degli spazi sia pubblici sia privati e della loro relazione. La pandemia ha messo in crisi tutte le certezze su cui si fonda la società tardo-capitalista occidentale, ovvero la mobilità di uomini e merci, la fiducia nella scienza e nelle istituzioni sanitarie, il consolidato rapporto tra l’umano e lo spazio urbano. Allo stesso tempo, le migrazioni sono continuate, anzi aumentate, ma la politica e l’opinione pubblica le hanno relegate in secondo piano, essendo troppo impegnate ad occuparsi della salute dei cittadini e non di quella dei “clandestini”: salvare le vite con due pesi e due misure. Si tratta di un’evidente messa in atto delle strategie più subdole della “biopolitica” per condizionare le vite degli individui.

Tale discriminazione risulta ancora più evidente nel momento in cui la crisi pandemica sembra superata nei paesi occidentali e si stanno pianificando ripartenze e riaperture: infatti, il dibattito è monopolizzato dall’attivazione del passaporto vaccinale necessario per i viaggi internazionali e il turismo, il cosiddetto Green Pass; mentre il dibattito in merito alle nuove leggi sull’accoglienza dei migranti sembra quasi inesistente, lasciando la possibilità ai singoli stati di prendere decisioni sempre più restrittive. Ancora una volta, una politica disumana, frutto della guerra di esclusione che la Fortezza Europa sta combattendo, in nome dell’egoismo e del razzismo, porta a sbarrare mari e monti, attraverso i quali per millenni sono transitate popolazioni, idee e culture, in un continuo scambio tra patria e mondo, fissato da testimonianze narrative di esperienze singole o di intere comunità: i corridoi umanitari sono meri proclami e siamo ancora molto lontani da una sorta di Human Pass che consenta una vera libertà di movimento globale e un vero sistema di accoglienza. Risulta perciò necessario ricostruire quelle stratificazioni di civiltà ancora in atto, dato che di recente un consistente numero di giovani italiani hanno ripreso le rotte dell’espatrio, in direzione europea e mondiale, immettendo componenti transnazionali nei sostrati regionali, stimolati altresì dall’arrivo di migranti in cerca di un rifugio da violenze e povertà indotte dal neocolonialismo.

Gli esercizi narrativi del Laboratorio di scrittura interculturale vogliono perciò rispondere alla necessità di mantenere aperti e attivi quei percorsi di dialogo e di scambio, oltre ogni barriera, e offrirsi come luogo per sperimentare nuove comunità meticce, attraverso lo sviluppo condiviso di storie, racconti, narrazioni per superare gli stereotipi negativi dell’epopea delle migrazioni, anche interne agli spazi nazionali, che coinvolgono dalle origini l’intera umanità. Infatti, la scrittura collettiva risulta essenziale per consentire la condivisione di esperienze di vita molto diverse e per dare una forma narrativa coerente a questa condivisione, imparando a cooperare per amalgamare i differenti punti di vista. Inoltre, non secondaria è la possibilità offerta dal laboratorio di far interagire studenti italiani, studenti internazionali e studenti richiedenti asilo accolti da Unibo, confrontandosi sulle diverse esperienze di studio e di mobilità.